giovedì 27 maggio 2010

A Rino il perseguitato



A Bari, come a Berlino, c’è un giudice.
Era ora che le verità venisse fuori a tutto tondo, assolvendo coloro che furono messi alla gogna per reati non commessi. Rino Formica ha dovuto attendere, per oltre 17 anni, la sentenza secondo cui è stato assolto per non aver commesso il fatto. Ma ha avuto ragione tanto dalla magistratura giudicante, quanto dalla inquirente. Caso più unico che raro. Nella fattispecie, il caso Formica è chiaramente una persecuzione politica nel vero senso della parola.
Una vicenda giudiziaria inventata di sana pianta, per colpire il leader socialista, che aveva fatto della sua vita politica una sorta di campana di vetro. Con lui, sono stati assolti ex parlamentari e consiglieri regionali incolpati ingiustamente.
Che sofferenza per Rino che ha vissuto per circa vent’anni fuori dalla politica attiva a cui dava un tocco di classe, oltreché eterodosso, immaginifico, caustico e lungimirante.
In Puglia, molti Pm sono balzati alla notorietà per inchieste e arresti di politici, targati Psi, fino al punto di smantellarlo completamente, lasciando soltanto alle ultime file il comando di un partito ridotto al lumicino, colpito, peraltro, dalla sindrome di Stoccolma.
Di questi Pm, alcuni hanno lasciato la toga “rossa” e altri quella “nera”, scegliendo la politica. Chi ha scelto il Parlamento, chi, invece, la guida di città, nelle vesti di sindaco.
Erano gli anni di Tangentopoli e c’era la caccia al socialista, in special mondo, in Puglia, dove il Psi era la seconda forza elettorale dopo la Dc, mentre il Pds di Massimo D’Alema e il Msi di Pinuccio Tatarella erano, invece, in caduta libera. Entrambi i partiti erano in crisi e molti dirigenti, militanti e, in particolar modo, gli elettori sceglievano il Partito socialista che aveva dalla sua parte una classe dirigente intermedia con i fiocchi e una politica riformista, fatta di continue sfide.
Scomparsi il Psi, Tatarella un bravo sensale della politica promosso a “Ministro dell’armonia”, D’Alema, successivamente, Presidente del Consiglio. che aveva trasformato Palazzo Chigi in una banca d’affari dove non si parlava l’inglese.
Il vuoto lasciato dal Psi, liquidato per via giudiziaria,non è stato riempito dalla sinistra ex comunista , che non è mai riuscita ad essere una forza riformista e, per di più, capace di avere appeal da calamitare voti e consenso. Avendo una classe dirigente prettamente d’apparato legata al territorio in modo retrò, non capì mai i cambiamenti economici, sociali, antropologici , culturali e civili avvenuti. E, comunque, quando andò al potere, non seppe far altro che copiare quel costume politico di tipo democristiano e socialista che il Pci – Pds e Ds condannò, nel corso dei decenni. Vero è che i diccì e i socialisti non erano degli stinchi di santo che molte loro azioni erano deprecabili, ma non fecero mai mercimonio politico alla maniera di qualche dirigente crapulone che ha scoperto, in tarda età, champagne e caviale e alcova.
Ai tempi di Tangentopoli pugliese, i direttori d’orchestra erano nel Pds e nel Msi e i Pm eseguivano a seconda lo spartito che veniva consegnato loro. Pertanto promuovevano e sapevano in anticipo delle inchieste e degli arresti in corso. In alcuni casi questi falsi accusati, che davano fastidio a coloro che da lì a poco sarebbero andati al potere, morirono di crepacuore . E chi scrive fu testimone diretto del condizionamento politico “rosso - nero”sulla giustizia inquirente.
Bei tempi per gli ex comunisti e gli ex fascisti che reciprocamente si legittimavano a scapito di quei partiti che avevano issato nei decenni la bandiera della democrazia e delle libertà. E, comunque, pur divisi colpivano uniti. In più, si sentivano forti, avendo nelle loro mani l’ arma giudiziaria, per cui si presentavano come cavalieri senza macchia, mentre i loro avversari, nei panni di Barabba, venivano perseguitati fino alle estreme conseguenze.
Insomma, gli sconfitti della storia davano lezioni di etica politica, mentre i vincitori erano sottoposti a barbari pogrom giudiziario.
In Puglia, dopo l’assoluzione di Rino Formica, i socialisti dovranno rivendicare la loro storia, fatta di galantuomini e, altrettanto, la loro politica, a misura dei problemi della Puglia.

Biagio Marzo


P.S aggiunto dal blogger: Tra gli accusatori di Formica, ricorda oggi il Corriere della Sera, c’era un certo Alberto Maritati. Nel frattempo Maritati è diventato senatore dei DS (poi Pd) e sottosegretario alla Giustizia nell’ultimo governo Prodi.

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