martedì 3 novembre 2009

Direttore Generale Luiss: "Figlio mio, lascia questo Paese"


L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.

"Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.

Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre"

Web. "La tecnologia non rende le persone più isolate: Condividere contribuisce alla socializzazione"


Contrariamente a quanto si pensa, i telefonini e Internet non stanno isolando le persone ma migliorando i loro ambiti di socializzazione. Lo rivela un sondaggio americano. Sociologi statunitensi hanno dato il via allo studio nel 2006, partendo dall'assunto secondo cui l'avanzamento della tecnologia, a partire dal 1985, avesse reso gli americani più isolati, restringendo le loro reti sociali e facendo diminuire la varietà dei propri contatti.

La ricerca condotta dal 'Pew Internet and American Life Project' - (Isolamento sociale e le nuove tecnologie) - http://www.pewinternet.org/Reports/2009/18--Social-Isolation-and-New-Technology.aspx?r=1 - ha fatto emergere che l'uso che le persone fanno dei telefonini e di internet si lega ad un allargamento e ad una diversificazione delle proprie reti sociali.
"Esaminando l'intera rete di contatti delle persone...(si scopre che) Internet in generale ma anche, in particolare, i servizi di networking come Facebook sono associati a reti sociali maggiormente diversificate", hanno detto i ricercatori in un comunicato. "Le nostre principali scoperte mettono in discussione le ricerche condotte in passato e i luoghi comuni sull'impatto dannoso che le nuove tecnologie hanno sulla società".
Il sondaggio telefonico, che ha visto intervistati 2.512 adulti, è stato condotto a luglio e agosto di quest'anno dal Princeton Survey Research International http://www.psrai.com/ - che ha scoperto che dal 1985 la consistenza del cosiddetto isolamento sociale non è cambiata affatto.
E' emerso che il 6% della popolazione adulta non ha nessuno con cui discutere questione importanti, ma la percentuale è rimasta più o meno invariata dal 1985. Il sondaggio, comunque, ha messo in evidenza che, negli ultimi 25 anni, i "network di discussione" delle persone si sono assottigliati di un terzo e sono diventate anche meno varie, dal momento che contengono meno membri esterni alla famiglia.
Ma le persone che possiedono un telefonino e partecipano ad una serie di attività in rete sono quelle che hanno reti di contatti con cui confrontarsi più ampie e più diversificate. In media, la dimensione di queste reti è del 12% più grande per gli utenti di apparecchi di telefonia mobile, del nove per cento per coloro che si scambiano foto on line e per quelli che si servono di servizi di messaggeria istantanea.
Per quanto riguarda la varietà dei propri contatti, quella di coloro che possiedono un cellulare è più ampia del 25%, è più grande di un 15% quella di quanti fanno un uso elementare di internet mentre è assai superiore la rete di coloro che fanno un uso più intenso della rete, che chattano e che si scambiano foto on line. Le persone che navigano sono quelle che poi verosimilmente visiteranno i loro vicini e parteciperanno alle attività della comunità.
"Gli utenti dei cellulari, quelli che usano spesso internet sul posto di lavoro, i blogger sono poi le persone che con maggior probabilità appartengono ad associazioni locali di volontariato, come gruppi giovanili o organizzazioni caritatevoli", dice lo studio. "Comunque, abbiamo anche scoperto che l'uso dei servizi di social networking (come Facebook, MySpace, LinkedIn) tende in qualche modo a sostituirsi ad una partecipazione diretta nella vita della comunità".
I ricercatori hanno poi spiegato che la maggior parte degli usi di internet e dei telefonini incidono positivamente sulle reti di vicinato, sulle associazioni di volontariato e sull'utilizzo degli spazi pubblici.
"I risultati del nostro sondaggio rivelano che le vite delle persone tendono a migliorare con una intensa partecipazione alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie nel campo della comunicazione, e non è fondato il timore diffuso che un uso delle medesime le condurrà ad una spirale di isolamento" hanno concluso gli studiosi.

Riflessione sull'amicizia : "la sindrome del traguardo mobile"


"Viviamo in un epoca dove gli incontri e le nuove conoscenze (grazie anche ai nuovi mezzi di comunicazione - vedi facebook) sono all'ordine del giorno. Paradossalmente, queste opportunità, è come se ci distraessero, facendo spostare sempre avanti l'attenzione, il traguardo. Spiego meglio: Conosciamo una persona, conosciamo un altra persona ecc. Inconsciamente siamo consapevoli che non è difficile conoscere altre persone. Ecco perché sempre inconsciamente, sapendo che è così facile, ad ogni nuova conoscenza, non diamo il meglio di noi, sia nel fare emergere le nostre qualità, sia nel coglierle nell'altro/a. Ecco... perché siamo perennemente insoddisfatti, guardiamo sempre al prossimo/a da conoscere, ignorando magari... l'essenza della persona che è davanti a noi, facendola passare... senza coglierla. Ecco perché paradossalmente se fosse difficile fare nuove conoscenze, quando capiterebbe di conoscere qualcuno, si avrebbero più stimoli e motivazioni a non fallire la rara opportunità, e quindi a far emergere le nostre qualità e a cogliere quelle dell'altro/a: In altre parole, penso che alla base della perdita di valori nei rapporti umani oggi freddi e superficiali, ci sia proprio questa "facilità" che alla fine snatura l'essenza dell'amicizia."

di
Giuseppe Sardo

Controstoria di Tangentopoli 1a puntata : punto di vista di Gianni Baget Bozzo


"Il Psi intanto era cambiato: la critica del leninismo, aperta dalla rivista socialista Mondo operaio con il saggio scritto da Luciano Pellicani e firmato da Bettino Craxi su Proudhon mi parve molto importante, mentre da parte comunista provocò solo ironia e rigetto. Io speravo che il Pci lasciasse il leninismo, il vero comunismo ateo, e accettasse la socialdemocrazia: quel dibattito mi mostrò quanto fosse lontana la speranza dalla realtà.
La relazione di Claudio Martelli sui meriti e i bisogni al convegno di Rimini nell’82 mi parve un discorso in cui la libertà della persona veniva in primo posto: le radici marxiste e leniniste dell’eredità storica del Psi erano interrotte. Moro aveva liquidato la Dc come partito popolare, affidando alle correnti la gestione delle tessere. La Dc non aveva alcuna cultura, il suo dibattito, ispirato dalla corrente politicamente più attenta, la sinistra di Base, era determinato da una riduzione della politica , separata sia da riferimenti dottrinali e spirituali, sia da un discorso sui rapporti tra la società e lo Stato. Il Psi aveva in sé molti cattolici, era un partito di libertà. Perché i cattolici non potevano votarlo, soprattutto dopo che Craxi, da capo del governo, nell’83, aveva offerto alla Chiesa quello che essa chiedeva, cioè la riforma del Concordato lateranense? Era impensabile per me che la presenza dei cattolici nella politica italiana fosse fondata su un assurdo come un partito votato per ordine dei vescovi. Un assurdo che nocque anche, e forse soprattutto, alla Dc perché essa non si curò più del suo elettorato, ma si posò placida sull’elettorato dei vescovi: e mantenne con il suo popolo un rapporto solo clientelare. Secondo la tradizione della Chiesa, espressa dal pensiero di San Tommaso, la politica andava fondata sulla legge naturale e non sulla fede e l’obbedienza alla Chiesa. Il Psi era ormai un partito di libertà e quindi aveva in sé il principio di libertà. Quando feci la scelta socialista, mi fu rimproverato di scegliere un partito del divorzio e dell’aborto. Ma tutte queste leggi erano state firmate da ministri democristiani. E nessuno fece come re Baldovino che si dimise temporaneamente da re, per non firmare la legge sull’aborto.

Scelsi con timore e tremore la via della candidatura europea e la ottenni perché Rino Formica mi offrì di essere candidato a Bari. La decisione fu per me traumatica. Capivo che avrei aperto un conflitto interno in me stesso, che infine ero prete sino al profondo dell’anima. Quando al congresso di Verona Craxi disse che mi avrebbe candidato, ebbi un grande successo nel popolo socialista, ma quattro conferenze episcopali del Sud condannarono il mio gesto. Siri, non volendo applicare la censura ecclesiastica, affidò la questione a un tribunale diocesano. Dissi al congresso del Psi una frase di Benedetto Croce, cioè che la libertà non ha per sé il futuro ma l’eterno. Giampaolo Pansa, che evidentemente non conosceva Croce, scrisse che avevo detto che l’attributo al Psi era l’eternità.

Vissi con dolore il sacrificio del Psi e quello personale di Bettino Craxi, in una evidente alleanza tra il pool milanese e il Pds. Capii che era la vendetta fredda dei comunisti: sostituire il Psi con il Pci. Il loro scopo storico da Livorno in poi era raggiunto. Anche due correnti democristiane vennero distrutte: i dorotei e gli andreottiani. La sinistra democristiana fu risparmiata e anzi i comunisti riuscirono a trasformarla in un partito pienamente subalterno a essi. Il Pci aveva vinto la sua guerra contro la Dc e il Psi a un tempo. Capii che i comunisti non cambiano mai. Forse il Pds era peggio del Pci perché i comunisti avevano un ideale, la rivoluzione, i postcomunisti sono freddi pragmatici che puntano solo al potere. Ebbi allora dalla Voce un’unica indicazione: quella di combatterli in nome della libertà."

Gianni Baget Bozzo
"Consacrato alla politica" da Il Foglio 11 Maggio 2009









lunedì 2 novembre 2009

À la recherche du temps perdu et du relations perdu


"I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La memoria, nell'affievolirsi, li allenta; e, nonostante l'illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli. L'uomo è l'essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mente."

(M. Proust, À la recherche du temps perdu)

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