domenica 12 luglio 2009

Vademecum per un militante di sinistra



Nelle ultime settimane mi sono sentito profondamente affranto, amareggiato. Sarà stato il caldo o la noia di fine estate, ma non passa mai quella sensazione di sentirsi esclusi per chi come me vota a sinistra. Quel malessere che ti porta a pensare che tutto va male, che non si uscirà mai dalla crisi e nemmeno a poter contribuire a migliorare questo paese. Insomma una vera e propria depressione politica che inevitabilmente ha delle ripercussioni anche sulla vita di tutti i giorni.
Cosa fare in questo stato? Non posso avere delle medicine o dei paliativi che possano risolvere il problema, ma comunque "penso positivo". Credo che bisogna uscire da questo stato di inferiorità mentale e poter rilanciare le nostre proposte con rinnovato vigore. Come? Il ragionamento mi porta a pensare che senza una proposta, di solito nessuno prende in considerazione l'altra persona. Nel senso che se ci fossero due persone a questo mondo, una delle due seguirebbe l'altra solo se avesse una valida idea su come poter aiutare entrambe. In soldoni, si vota non solamente perchè si deve convincere gli elettori della validità delle idee, ma anche coinvolgendole e facendole sentire parte di un processo decisionale.
Come si fa a coinvolgere le persone?
Delle volte il nostro pensiero di sinistra è stato sempre antesignano delle rivoluzioni (non solo propriamente dette, ma anche quelle culturali) e ha portato grandi cambiamenti nella società. Il nostro modus operandi quindi non deve essere come il principe che accontenta il popolo con un tozzo di pane, perché così facendo si salva la coscienza. Noi non siamo per la carità o per la politica dell'illusione della destra conservatrice. Noi si dovrebbe cercare di poter far capire alle persone che le nostre idee non sono semplicemente astratte e campate in aria, ma che siano delle azioni rapide e determinate atte a cambiare in meglio la vita di tutti. Il punto chiave infatti è che pensiamo alla società nel suo complesso e non solo al singolo. Questo ragionamento sta proprio nel mettere in chiaro una cosa: la gente per poter dare fiducia a qualcuno e dargli in mano le chiavi della macchina della vita sociale (perché così intendo il ruolo del governo del paese), ha bisogno di una strategia sul futuro. Chi siamo noi? Cosa vogliamo? Se non ci stanno bene che le cose vadano così e che la realtà deve avere una dimensione più sociale, allora siamo di sinistra. Dentro di noi abbiamo quel dono di percepire i bisogni della gente e stare a contatto con loro nei momenti di debolezza. A lungo abbiamo perso quel dono forse illusi anche noi da quel velo dell'ignoranza che ci copriva gli occhi e ci ha intorpidito le gambe. Si è perso insomma il fare politica porta a porta che contraddistingueva l'operato dei grandi partiti di massa.
Non voglio e non ho intenzione adesso di fare un elogio del passato, ma riprendere alcuni insegnamenti chiave della nostra tradizione e farne patrimonio condiviso, credo che sia un buon punto di partenza per ricominciare a fare una buona ed incisiva politica.
La tradizione dicevamo è importante e ci ha insegnato secondo me una cosa molto semplice da capire: l'essere qualcosa. Questo presuppone l'adesione a valori e principi condivisi che siano a disposizione di qualsiasi persona e che formino un'ideologia ben precisa (si lo dico a voce alta!). Una filosofia di vita o politica che indichi in maniera chiara non solo dove ci si trova nello spettro politico, ma anche come si vuole governare per far si che le idee si abbinino ai fatti.

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