
Citava la nostra Costituzione nell'art.68 prima della modifica:
Comma 2: Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.
Comma 3: Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza".
Come si può cambiare opinione sull'immunità parlamentare? Dal 1992 ad oggi se ne sono dette tante, ma i padri Costituenti avevano già previsto questo tipo di istituto giuridico; il fatto che lo abbiano precisato poi per iscritto, è un dato che deve essere preso seriamente in considerazione. Come mai dei signori distinti avevano avuto questa? La domanda non è semplice ed è corretto parlarne in questi momenti drammatici.
Per prima cosa la ragione deve riflettere sul fatto che, in un sistema di pesi e contrappesi - come è il sostema democratico di stampo occidentale- non è possibile che le passioni, in un determinato momento storico, possano far cambiare una norma costituzionale. Tale scelta potrebbe in questo modo farpredominare un potere su un altro (in questo caso quello giudiziario su quello legislativo e poi di riflesso anche quello esecutivo). una seconda riflessione è che credo veramente che siamo di fronte al nocciolo della questione: il privato cittadino può essere comparato ad un politico nelle pieno delle sue funzioni? Soprattutto se si è nel sistema di pesi e contrappesi di cui parlavo prima? Bisogna fare un breve excursus storico per capire il tutto. Viene alla mente subito i ruoli invertiti rispetto al 1992, tra accusati ed accusatori. I partiti - in quel periodo disastroso per il nostro paese - per paura di perdere i voti della piazza inferocita, scelsero di rivedere l'art.68 cost. Quello che la ragione non capisce - anzi sta tentando di sezionare le parti dell'oggetto preso in questione per comprenderlo bene - è come mai si è lasciato che l'Ulisse si slegasse per seguire il canto delle sirene. Chi erano costoro che lo hanno permesso? La ragione sbigottisce e rivede nella folla 'pamplonesca', partiti che adesso - chi all'opposizione e chi al governo - si erano battuti per rendere egualitario il trattamento davanti il giudice tra cittadino e politico nel clima di affossamento del garantismo. Allora deve essere necessariamente egualitario questo rapporto? Siamo di fronte, cari razionalisti, al fatto che è sancito costituzionalmente dall'art. 3 cost. che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali", ma allo stesso tempo si comprende bene come tale uguaglianza sostanzialmente sia flebile, anzi molto fragile rispetto alla giustizia italiana. Io artigiano se commetto un reato penale posso essere giudicato allo stesso modo di un politico che ricopre incarichi esecutivi o nella sua funzione legislativa o ricopre un ruolo esecutivo importante? Ovviamente non ci deve essere immunità tout court, ma santa pazienza un sistema che non sbatta un politico 'delturchianamente' in prima pagina, come se avesse ammazzato qualcuno, ci dovrà pure essere. Ai posteri razionalisti l'ardua sentenza.
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